Quando va in scena l’Euro-confusione

nIl mondo è strano, ma a voler complicarsi la vita occorre mettercela tutta. Da sempre se c'è una cosa che mi appassiona veramente sono le coppe europee per club dei cosiddetti "sport minori": pallamano, pallanuoto, hockey su ghiaccio e a rotelle, football americano e così via. Ne confronto il modello organizzativo e lo stile di "comunicazione" con quello dei cosidetti "sport maggiori": calcio, basket, pallavolo e rugby. Questi ultimi, in particolare pallacanestro e pallavolo, hanno individuto e investito nella collaudata formula calcistica a tutti nota e denominata "Champions League". Che si chiami Euroleague Basketball, come nel caso della palla a spicchi, European Champions League, per il volley, oppure European Rugby Cup per la palla ovale si tratta sempre e comunque di un format competitivo molto semplice, strutturato in gironi di qualificazione che alla fine prevedono la disputa delle cosidette Final Four. Questi "campionati continentali" rappresentano quanto di meglio l'Europa possa offrire in quella specifica disciplina agonistica e per dare risalto a ciò investe in comunicazione e immagine.n

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nUna lezione questa, compresa anche da molti "sport minori". Facciamo un paio di esempi equiparabili al baseball italiano di massima serie per budget, livello di penetrazione nelle grandi città (Torino, Milano, Bologna, Roma) e visibilità sui media nazionali.n

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nL'Hockey a rotelle, rink-hockey in inglese. Da alcuni anni si disputa, sulle ceneri della vecchia Coppa dei Campioni, la nuova CERH European League, dove CERH sta per Comitè Europèen de Rink-Hockey, alla quale partecipano 16 club di tutta Europa, suddivisi in 4 gironi secondo il criterio della vicinanza geografica il cui obiettivo è semplice da intuire: limitare i costi delle trasferte per ciascun club. Ciascuna formazione incontra le altre tre in una andata ed un ritorno. La prima classificata di ciascun girone andrà a disputare la Final Four, a partita secca. Per la competizione è previsto un sito dedicato all'evento.n

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nSecondo esempio, la pallamano. Anche per l'handball si disputa quella che viene chiamata EHF Champions League con ben 40 club partecipanti da tutta Europa. Il sistema è sempre lo stesso: una prima fase con le 16 formazioni prime classificate nei campionati nazionali considerati "minori" (ad esempio quello italiano) che si affrontano con andata e ritorno: ne passano 8. Una seconda fase in cui queste 8 si aggiungono alle 24 appartenenti ai campionati nazionali "maggiori": totale 32 formazioni suddivise in 8 gironi da 4. Le prime 2 di ciascun girone accedono al "Main Round" dove, divise in 4 gironi da 4, si affrontano sempre in una andata ed un ritorno. Le prime classificate accedono alla Final Four, a partita secca. Anche in questo caso c'è un sito dedicato la cui visione è vivamente consigliata: molto accattivante e del tutto simile a quello della famosa Euroleague Basketball.n

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nSi potrebbe estendere il discorso anche all'hockey su ghiaccio con la sua nuovissima IIHF Champions Hockey League, che partirà dalla prossima stagione, oppure alla pallanuoto, con la sua Euro League, vinta quest'anno dalla Pro Recco (Genova).n

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nE veniamo ora al nostro "piccolo mondo antico". A cambiare le cose nel baseball ci sta provando anche la CEB, la nostra Federazione europea. Da quest'anno sono sparite ben 3 competizioni per club che suonavano ufficialmente come Cup Winners, CEB Cup e Champions Cup. Manifestazioni obsolete, dallo scarso appeal e dal non eccelso livello qualitativo del gioco, almeno nei primi due casi.n

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nLa soluzione individuata si chiama "European Cup". Il meccanismo di per sè è quello già individuato in altri sport: quattro gironi di qualificazione denominati Qualifier European Cup Pool 1, 2, 3 e 4 a cui partecipano in totale 24 club rappresentativi dei cosidetti campionati "minori". I vincitori di ciascun girone si uniscono, nell'edizione successiva, ai campioni nazionali dei campionati maggiori in quelli che vengono chiamati European Cup Pool A e B: un totale di 16 formazioni suddivise in 4 gironi, dove le prime 2 classificate di ciascun girone si giocano l'accesso a… che cosa? Ecco, in questo punto iniziano i problemi, quelli veri fatti di indecisionismo cronico e mancanza di "Cultura della Comunicazione d'Impresa". In sintesi, stando alle comunicazioni ufficiali diffuse anche dalla FIBS, quella che si è disputata a Grosseto, è ancora la Coppa dei Campioni mentre la competizione disputata a Ratisbona, Germania, è la Coppa CEB. Ma ne siamo proprio certi? Sul sito della CEB, che poi è ideatrice e organizzatrice delle manifestazioni, non compare, allo stato attuale, alcun riferimento ufficiale al fatto che gli olandesi del Corendon Kinheim abbiano vinto qualcosa e nemmeno gli spagnoli del Barcellona. In effetti è così, non hanno vinto nulla, bensì si sono qualificati come anche il Grosseto e il Nettuno alle "Final Four" a fine settembre, inizi ottobre in quel di Barcellona. La scelta da parte della FIBS di continuare a chiamare la manifestazione svoltasi in Maremma "Coppa Campioni" se da un lato è comprensibile in quanto è chiaramente dettata dalla necessità di elevare la soglia di attenzione da parte dei media sull'evento tenutosi a Grosseto rispetto a quello giocato a Ratisbona, dall'altro è ingiustificabile e controproducente in quanto alimenta confusione e disorientamento tra gli addetti ai lavori e agli appassionati, che per di più ora pensano che la squadra guidata dal presidente Banchi abbia pure "perso" la Coppa dei Campioni come anche riportato da diversi quotidiani nazionali. Ma non è così: si è "qualificata" alle Final Four, come le altre tre formazioni compreso il Nettuno che non ha perso la Coppa CEB.n

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nL'errore si trova, come spesso accade, a monte: che senso aveva da parte della CEB organizzare un Pool A e B che prevedessero anche una "finale senza titolo". Bastava che le prime due classificate dei 4 gironi della Poule A e B si fossero incontrate in un normalissimo "round-robin" e che le prime due classificate accedessero conseguentemente alla Final Four: come si fa in tutti, proprio tutti, gli sport. Ma andiamo oltre.n

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nUn'ulteriore anomalia riguarda le società partecipanti. In quale sport infatti una formazione partecipa grazie a un "diritto politico" ad una manifestazione continentale per club? Vedasi nel baseball: San Marino, che disputa regolarmente la Coppa Campioni, scusate la European Cup, pur classificandosi nel campionato nazionale in cui milita, quello italiano. Andando oltre ci sarebbe da rivedere anche la cosidetta distribuzione geografica dei Pool A e B, non avrebbe più senso, avendo ciascuno due gironi al proprio interno, creare un Pool A, B, C e D? Ciò permetterebbe di gareggiare e quindi far vedere le partite anche in altre nazioni, come la Francia e il Belgio, rendendo la manifestazione realmente "continentale".n

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nPassiamo infine a quelle che noi abbiamo apostrofato "Final Four". Queste devono essere considerate l'Evento con la maiuscola. Intorno a questo torneo dovrà essere cucito un abito attraente, fatto di un sito Internet dedicato e moderno, aggiornato con foto e video di qualità, così come attivato negli altri sport, anche minori, che prevedono una manifestazione simile. Dovranno essere presi accordi per la copertura televisiva dell'evento e in questo noi italiani siamo maestri, basti pensare al notevole risultato raggiunto dalla FIBS in questi anni di collaborazione con la struttura di Rai Sport. Dovranno essere invitati i giornalisti, stimolati ed informati su quel che accadrà a Barcellona, così come una normalissima azienda fa quando apre un nuovo sito produttivo all'estero.n

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nInfine un ultima considerazione. Se il baseball vuole essere un prodotto, un qualcosa di appetibile anche per i media, ecco allora occorrerà anche ripartire dal branding di questo nostro amato sport. Cominciando, ad esempio, con il sostituire la parola "Cup" in EuropeanCup con, ad esempio, "Baseball League" oppure "League" solamente: non sarebbe meglio sentir parlare di European Baseball League? E perchè non apostrofare quelle che noi abbiamo individuato come "Final Four" con il termine "European Series", invece di sprecare tale dizione per descrivere un fantomatico torneo tra la nazionale italiana e quella olandese? Non a caso esistono le World Series (USA), le Caribbean Series (Serie del Caribe in America Latina) e le neonate Asian Series (in Estremo Oriente): tutte con l'obiettivo comune di far emergere il miglior club prodotto di quella determinata area geografica. Manifestazioni, queste, in grado di convogliare interessi economici e attenzione mediatica. Scimmiottare gli Stati Uniti è pretendere troppo e rischieremmo di farci male, ma voltare pagina, con decisione, è necessario. È la pubblicità, bellezza! Piaccia o non piaccia.n

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Informazioni su Marco Micheli 86 Articoli
Nato nel 1980, metà trentino e metà vicentino (ma veronese d'adozione), vive e lavora a Milano dove si occupa della comunicazione nel Sud-Europa per Boston Consulting Group (BCG), la multinazionale della consulenza aziendale. Grande appassionato di tutto ciò che è USA, dallo sport ai "dunkin' donuts", dai grattacieli della East Cost alle spiagge assolate della West. Marco scopre il baseball all´età di 10 anni quando, complice un regalo della madre insegnante, inizia a calpestare lo storico diamante della Polisportiva Praissola sotto la guida del "mitico" Bissa. Gli anni dell´università lo allontanano dalla terra rossa, prima a Feltre e poi a Milano. Ma è con il conseguimento della laurea in Relazioni Pubbliche allo IULM di Milano e il conseguente viaggio-premio a Boston che si ritrova e decide di curare la comunicazione dei Dynos Verona. Due anni favolosi, densi di soddisfazioni e ricordi indimenticabili, impegnato nella promozione del sodalizio scaligero sulla stampa locale e sportiva. Per Baseball.it scrive del "batti e corri" giocato nella sua terra, il Nord-Est, ma non disdegna di "intrufolarsi" anche in questioni a carattere nazionale e internazionale.

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